BAMBINI E ALIMENTAZIONE

I bambini, sono pazienti  dolcemente esigenti. La maggior parte dei cibi sani e consigliabili non trova gradimento nel loro palato.
Ci sono, però, tanti trucchi per contrastare le cattive abitudini e radicare in loro sane abitudini di vita.
La Dott.ssa Tatiana Raineri accorre in aiuto dei genitori  per aiutarli con la corretta alimentazione dei bambini.

 
 

Educazione alimentare

L’educazione alimentare dei bambini passa attraverso l’imitazione delle abitudini alimentari dei genitori: stare a tavola con gli adulti comporta anche un coinvolgimento relazionale ed è un’occasione per educare e per confrontarsi.
Se lo stare a tavola si trasforma in un momento di stress, vuol dire che qualcosa non sta funzionando e che il cibo sta diventando uno strumento attraverso il quale il bambino vuole esprimere un proprio disagio.
Come fare col bambino che fa capricci a tavola? Come gestire la neofobia alimentare, ovvero l’avversione contro i cibi nuovi? E che fare se la frutta e la verdura risultano sgraditi al piccolo? Esistono ricette magiche? A tavola si cresce insieme e, come per tanti altri aspetti della crescita dei nostri figli, è soprattutto l’atteggiamento dei genitori a condizionare il comportamento dei bambini.
«A scuola mangia tutto, senza fare storie! Solo a casa è un disastro… non mangia niente!». Perché? I motivi possono essere molteplici, ma certamente mangiare in compagnia aiuta; spesso però non si tratta solo di questo.
Sovente i bambini a casa mangiano da soli, mentre un adulto li osserva, magari dopo aver cucinato appositamente per loro. E anche quando si cena tutti insieme in famiglia, si tengono gli occhi ben puntati sui più piccoli: «Tieni bene la forchetta!»; «Ti imbocco, se no non finisci più!»; «Mastica bene…»; «Ma non hai sete?!».
Capita di frequente che i bambini non possano fare pause, scegliere cosa mangiare o in quale ordine, assaporare o scartare.
Perché i bambini mangiano prima dei grandi? Forse alcune mamme preferiscono non far pranzare troppo tardi i propri figli, e alcuni nonni, per non rischiare di distrarsi, mangiano dopo aver organizzato il pasto del nipotino, «così lui è a posto e noi siamo tranquilli».
Ma questo “isolamento” può mettere in difficoltà i bambini: seduti sul seggiolone con uno, se non due adulti che li osservano, potrebbero sentirsi sotto esame, e non c’è nulla che sappia chiudere lo stomaco meglio dell’ansia!
A scuola, oltre a essere in buona compagnia, i bambini sono meno osservati e probabilmente più rilassati: procedono con il loro ritmo, un boccone finisce sul tavolo e lo riprendono, danno una sbirciata alla pasta prima di mangiarla, perché la maestra, per fortuna, ha altro da fare…
Detto questo, mangiare con qualcuno che ama mangiare e sa farlo egregiamente non può che essere educativo.
Ritornando alla cena anticipata per il bambino, forse il papà potrebbe fargli compagnia e interagire poi col resto della famiglia durante il pasto: di certo lui non necessita di un modello per l’impugnatura della forchetta o di buone strategie per portare cibo e acqua alla bocca! Gran parte dell’apprendimento, difatti, avviene per imitazione: tra l’eseguire un comando e osservare il proprio papà inforcare un fusillo e portarlo alla bocca non c’è paragone di efficacia. Mangiare insieme si può quindi rivelare piacevole, educativo e utile per diminuire i livelli di stress e ansia da prestazione, oltre a favorire l’autonomia.
 
 

Cosa fare se il bambino rifiuta frutta e verdura?

«Mio figlio non mangia frutta e verdura!». È questa un’affermazione ricorrente in quasi tutte le famiglie. Come mai ai bambini raramente piace mangiare frutta e verdura? Frutta e verdura sono alimenti fondamentali per una sana alimentazione.

I bambini, durante la fase delle prime pappe, iniziano a mangiare e a esplorare tutti i sapori, soprattutto frutta e verdura, con entusiasmo. Guardano con eccitazione ogni cibo che presentiamo a tavola e assaggiano con piacere tutto quello che è commestibile.

A partire dal secondo-terzo anno di vita, spesso iniziano a restringere le loro scelte alimentari, preferendo il consumo ripetuto di pochi cibi, rifiutando l’assaggio di cibi nuovi o di alimenti che prima venivano gustati con piacere.


I bambini e la paura del nuovo

Quando a tavola sentiamo dire con disgusto: «Non mi piace!», dobbiamo sapere che si tratta di un comportamento naturale definito dai ricercatori che lo hanno studiato “neofobia ai cibi”. Ora siamo nei guai. Una dieta sempre variata e ricca di frutta e verdura ha un effetto benefico sulla salute, ma sappiamo anche che nostro figlio facilmente rifiuterà questo tipo di sana alimentazione. Come fare, allora?

I ricercatori, che hanno studiato questo comportamento, hanno dimostrato che tale modo di fare è influenzato al 75% dalla genetica (e qui possiamo intervenire ben poco), ma, buona notizia, al 25% è influenzato dall’ambiente, quindi dai comportamenti di mamma e papà. Qualcosa, allora, si può fare.

Dare il buon esempio

Innanzitutto, si può continuare a offrire un cibo nuovo anche se il bambino lo rifiuta: è stato dimostrato che anche dopo 10-20 offerte ripetute, il bimbo inizierà ad assaggiare quel cibo. I bambini imparano spesso per imitazione: se un genitore ha una dieta variata e mangia sempre con piacere ed entusiasmo, a ogni pasto, frutta e verdura, il bambino potrà imparare attraverso tale testimonianza ad assaggiare questi alimenti. Anche l’osservazione tra pari, alla mensa dell’asilo o della scuola d’infanzia, può aiutare molto.

È stato inoltre sperimentato che il bambino imita il comportamento dell’eroe preferito; ai tempi dei cartoni animati di Braccio di ferro ci fu un notevole aumento del consumo di spinaci in scatola da parte dei bambini: occhio quindi alle preferenze alimentari degli eroi che i nostri bambini vedono sullo schermo o nelle pubblicità!

A tavola è importante il rispetto della persona. Quando noi diciamo: «È buono per te: mangia», diamo un giudizio che non spetterebbe a noi, ma al bambino. Ecco, proviamo a immaginare come ci potremmo sentire noi se una persona ci parlasse in questo modo. Possiamo dire, invece: «Ha un buon sapore, mi ha fatto piacere assaggiarlo. Che sapore ha, secondo te?». Offrire non vuol dire mai insistere: è stato dimostrato che insistere perché il bambino mangi rafforza il disgusto per quel cibo

Non insistete mai!
Assaggiando s'impara

i sono altri trucchi speciali che vi sveliamo con piacere. Già nella pancia della mamma, il bambino assapora i cibi di cui lei si nutre. Se la futura mamma si alimenta con cibi sempre diversi e sani, è stato confermato che il bambino, al momento delle pappe, preferirà i sapori di cui ha un ricordo fetale! 

Così è anche per la mamma che allatta: il latte materno prende il sapore dei cibi che la mamma mangia durante il giorno. Il bambino non rifiuta ma gradisce il sapore del latte della mamma che varia di continuo e questo favorirà un divezzamento ricco di entusiasmo del bimbo verso nuove proposte: più sapori durante l’allattamento favoriscono un divezzamento ricco di nuovi cibi.

Quindi non ci sono cibi da non mangiare perché danno un cattivo sapore al latte: è vero il contrario! Più “degustazioni” farà il bambino a partire dallo svezzamento, minori saranno le sue neofobie da grande. Un motivo in più per non ritardare l’introduzione di cibi nuovi.